lunedì 30 marzo 2020

"1837"

Non è una data di nascita o forse si. 

E' la data della prima pubblicazione della "CUCINA TEORICO-PRATICA" di Ippolito Cavalcanti, celeberrimo manuale di cucina napoletana, con un'intera sezione scritta proprio in vernacolo.



Da questo libro ho attinto la ricetta della ZEPPOLA, che verosimilmente è la più antica oggi disponibile, e che è l'origine di tutte le altre ricette.
Non vi dovete aspettare una ricetta tipica, e non vi dovete nemmeno aspettare una preparazione "esaltante", stiamo parlando di una pratica risalente a quasi 200 anni fa, con aspettative e  parametri gustativi completamente diversi da quelli moderni. Ma se ci mettiamo in una data condizione mentale, può essere addirittura curioso scoprire come mangiavano i nostri trisavoli. La ricetta è tratta dalla parte quarta del libro, scritta dal Duca in dialetto (colto), per compiacere gli amici che ne avevano fatta richiesta. La ricetta è tarata con le unità di misura del tempo, caraffa e ruotolo, corrispondenti rispettivamente a litri 0,727 e grammi 890.
Ve la riporto in copia sia in dialetto che in italiano:




In questo caso mi sono limitato semplicemente a trasportare le dosi nel sistema odierno, per cui abbiamo:

  • 1,095 litri di acqua
  • un bicchiere di vino
  • 890 gr di (fior di) farina 

Si porta l'acqua col vino quasi a bollore, si versa la farina e si fa cuocere.

Una volta raffreddata si staccano dei pezzi, si stendono a rotoli e gli si da una forma di zeppola.
E' preferibile fare l'impasto il giorno prima, lo dice il Duca, e prima di immergerle in olio sarebbe consigliato bagnarle un po'.








Si frigge in olio ed è consigliato bucherellare, si immergono poi in zucchero aromatizzato con la cannella.



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